
Tempo fa ho visto un documentario sui ghepardi. Dicevano che il ghepardo quando deve acchiappare una gazzella calcola istintivamente il bilancio tra il dispendio di energia che serve per catturarla e il nutrimento che ne deriva. Quindi scatta solo se ne vale la pena. Se pensa che deve correre troppo magari rischiando di non farcela non parte neppure.
Pensavo che anch’io nelle relazioni umane che mi impongono di lottare faccio cosi (eccetto che in sindrome premestruale). Io mi dispongo alla lotta laddove penso di poter ottenere un risultato altrimenti non parto neppure. Non so se è un bene o un male. Sembrerebbe razionale e intelligente in realtà conduce a relazioni sempre di tutto o nulla che alla fine sono faticose. Il problema con me si pone quando parto sbagliando i calcoli perché la gazzella è più veloce di me, perché allora rischia di diventare l’unico mio scopo nella vita, ma questo è un altro discorso….
Altre persone invece iniziano l’inseguimento e basta, generalmente per il gusto anche solo dell’idea di poter annusare il sangue, altre per il gusto di inseguire, altre per la fame (ne conosco uno in particolare…che in questo momento mi sta inseguendo per la casa “quando si mangia? Quando si mangia?”), altre ancora perché gli hanno insegnato di provarci sempre. Alcuni inseguono senza aver mai preso una preda e si nutrono di avanzi lasciati da altri. Che in fondo è un po’ quello che io penso di chi adora giudicare. Oggi parlavo con una persona di questo. Ora, è vero, tutti in fondo giudichiamo. Ma se uno prova ad essere a volte ghepardo, a volte gazzella e a volte avanzo, difficilmente lo fa. Perchè inseguire è sfinente e scappare fa paura e avanzare è umiliante.
Così impari a inseguire solo per nutrirti e a fuggire solo per sopravvivere e ad avanzare perché occorre sapersi arrendere. E non hai tempo né voglia di giudicare.

