San Valentino… Balliamo!

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Questa cosa che , il giorno di San Valentino, si balli per il One Billion Rising, ovvero la campagna contro la violenza sulle donne, fondata da Eve Ensler, che ha l’obiettivo di raggiungere un miliardo di persone, è semplicemente brillante.
Il fatto di festeggiare l’amore combattendo la violenza contro le donne secondo me è geniale .
Proprio perché spesso chi compie violenza contro le donne è convinto di amarle e chi la subisce, a sua volta, è spesso  convinta di essere amata. È un mondo contorto, in cui niente è in bianco e nero, in cui ci sono mille sfumature di grigio, in cui l’odio e il possesso mascherato da amore si mischiano e nessuno ci capisce più nulla. Mentre è tutto così semplice. Quando si ama non si è violenti. Così come l’asciugatrice che ha il compito di asciugare. E se non asciuga è rotta (mi riferisco a un mio vecchio post in cui un tecnico della Miele voleva convincermi che la mia asciugatrice non fosse rotta benché non asciugasse).
E, proprio oggi, continuo a pensare alle donne. Compresa quella donna che ha ucciso il suo bambino di 6 anni e poi si è suicidata. Continuo a pensare a questa donna. A quello che deve aver vissuto, lasciata sola da tutti, e che deve aver attraversato un inferno che io non riesco neppure a immaginare.  Perché per uccidere tuo figlio occorre essere in fondo a un abisso così profondo e freddo e senza appigli;  perche per uccidere tuo figlio di 6 anni, quando lo fai è perché tu pensi solo di salvarlo così, e se pensi di salvarlo facendolo morire, vorrei sapere chi le stava accanto come ha fatto a rendere il suo inferno di ghiaccio.

L’esercito silenzioso

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Per me è sempre molto difficile difendere la categoria dei medici. Perché in effetti, quando mi guardo intorno, ci sono molti medici ignoranti, avidi, avidi e ignoranti insieme (caratteristiche spesso comprese nel pacchetto). È difficile difendere la categoria lo so. È difficile perché si sbaglia tutti, sbagliano anche quelli bravi e a volte uno sbaglio per alcuni di noi significa morte. Ed è imperdonabile lo so. Io quando lavoravo a Londra misi uno dei miei primi cateteri venosi giugulari a una ragazzina che per poco non morì. In realtà non rischiò la vita per colpa del catetere ma perché ebbe una reazione allergica che le fece gonfiare la gola e li per lì sembrò un sanguinamento causato dal mio atto che le comprimeva la trachea. Ma cambiò poco. Io non sapevo farlo e avrei potuto benissimo causarle un danno. E molti altri atti impropri fatto da me sono seguiti, salvata solo dal fatto che 1) io non mollo mai 2) io non mi vergogno mai di chiedere aiuto, mai!!!. (E forse , 3) dal fatto che ho e ho avuto maestri d’eccellenza sia professionalmente che umanamente).
Ci sono colleghi a cui è sfuggito un esame (dico un esame!) con conseguenze letali. Sono cose che succedono purtroppo. A tutti.
E non ci si può giustificare dicendo “ma sapete che cosa proviamo noi? Sapete che significa quando in quelle inutili specializzazioni create solo per dare cattedre a baroni spocchiosi e inutili non ci insegnano nulla e poi improvvisamente ci troviamo specializzati e sbattuti in una corsia a gestire qualsiasi cosa senza casco ne cinture di sicurezza? Sapete quante umiliazioni viviamo di continuo nei fallimenti, nei frequenti rimproveri in un mondo gerarchico come quello ospedaliero, e nelle critiche di utenza e colleghi? Sapete come ci si sente a respirare morte e malattia e sofferenza ogni giorno? Sapete come si sopporta l’impotenza di fronte all ineluttabilità, alla povertà, al disagio,alla solitudine? E sapete come ci si sente davanti al cinismo che giorno dopo giorno dobbiamo costruire dentro di noi per non soccombere?
Sapete come ci si sente a lavorare con ostacoli continui burocratici, con tagli perpetui e ineluttabili, con carenza di personale, con malumori, con il fiato sul collo di chi ha paura di perdere un parente e diventa irrazionale perché è così, è umano, ma anche di chi vede il guadagno di parenti vecchi e lontani che forse possono ancora fruttare qualcosa, perché l’umanità è varia? Sapete come ci si sente di fronte a governanti che decidono con la scure o con la strategia politica del momento, tanto loro, perdonate il qualunquismo che non sarà mai abbastanza vero, se si ammalano vanno a farsi ricoverare dar mejo e ner mejo..??”Lo so, sono problemi nostri. Abbiamo scelto noi un lavoro così e i problemi rimangono fuori. E così devono rimanere fuori le nostre vite, i figli, che ci siano o no, malati o sani, i compagni o le compagne che ci siano o meno, che rimangano, che vadano, che a volte non ti alzeresti dal letto e invece, quel giorno, ti aspetta il signore anziano che ti racconta di come è morta sua figlia pochi giorni prima. Quest’umanità che ti risucchia ogni giorno, senza anestetico. Ma non è per gli sbagli che non riesco a difendere la categoria. È per la pletora di medici arroganti, “saponi” (come dico io che poi significherebbe presuntuosi), pieni di se, avidi nel portafoglio e nell’animo, scansafatiche, meschini. A un medico non si perdona . Ed è giusto. È giusto non perdonarglielo. Ma poi, riallacciandomi a quello scambio di lettere con Gramellini che gira su FB, esiste un esercito di medici silenziosi che merita che io giustifichi questa categoria. Medici di tutti i tipi, razze, nazionalità, che davvero vorrebbero solo fare il Medico con la M maiuscola. Non parlo di me. Cioè, anche di me. Perché io sono timida. E la timidezza a volte mi fa sembrare seria o arrogante.
Ma è solo timidezza. Poi certo sono anche stanca a volte, e sbaglio, molto, e sono labronica talvolta nel senso di “fumina” e cinica e si, anche stronza ok; ma, anche se poco,con un basso grado, senza modestia, mi sento anche io parte di quell’esercito. E voglio poterlo difendere. A dispetto dei medici incompetenti e arroganti. Sono molto più nemici di noi quei medici che dei pazienti. Vi assicuro.