Pensiero Magico

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All’incirca ogni due anni vado a trovare una maga. E’ una persona coltissima, ha scritto vari libri sull’astrologia , la kabbahlah ebraica, i tarocchi e le grandi tradizioni esoteriche.

Ha un approccio che farebbe impallidire uno psicanalista.

Ha una proprietà di linguaggio impressionante.

La prima volta che ci sono andata però, non sapevo niente di tutto ciò, me l’aveva semplicemente consigliata una cara amica di cui mi fido molto. La prima volta, ci sono andata e basta.

Quando arrivai nel suo appartamento mi sono ritrovata in una casa assurda, maleodorante e disordinata, al limite del disagio. Lei, una tipa strana, logorroica, bizzarra, con capelli troppo lunghi e incolti per l’età e una ricrescita inquietante . Ma, appena iniziò a parlare, si rivelò decisamente magnetica.  Magnetica nel modo in cui guardava, in cui ascoltava, in cui agganciava il mio sguardo.

Non so perché, da allora, sento il bisogno di andarci regolarmente. In fondo io sarei una donna di scienza.

Probabilmente è perché ho un concetto di scienza molto ampio. La scienza non può spiegare tutto, anzi, alla fine spiega molto poco. La scienza non spiega l’amore, quello vero, non spiega perché due persone che sono state insieme 80 anni muoiono a distanza di due giorni uno dall’altra, non spiega malattie incurabili che si curano, non spiega chi si lascia morire con un corpo sano. La scienza non spiega un’infinità di cose. Per tutto l’inspiegabile basterebbe semplicemente accettare che una spiegazione non c’è. Ma siccome l’accettazione è forse una delle attività più difficili per l’essere umano, ci rifugiamo nelle religioni o nella magia.

Ed io, quando posso, mentre alleno l’accettazione, sgattaiolo nella casa maleodorante della maga.

Eppure, mai come quest anno, la visita alla maga mi è stata consolatoria.

A gennaio ero li.  Prima che nel mondo si sapesse ancora del Coronavirus , io salivo quella rampa di scale e mi mettevo a sedere su una sedia di legno in un salotto pieno di libri di un accumulatrice seriale.

A gennaio, quel giorno, dopo un fantastico massaggio thai di qualche ora prima, in quel salotto invaso da uno strano sole caldo invernale, facevo domande sul lavoro, sull’amore, sulle storie passate, sulla fiducia. Poi, prima di andarmene, mentre ci salutavamo, fu come un impulso proveniente dall’ esterno. “La salute” chiesi. “Dimmi della salute”. Mi fece rialzare le carte a metà. “tutto bene Valentina”. “sei sicura?” “si, le carte sono chiare, tutto bene”.

7 Aprile 2020. Devo ringraziare la maga se, da un mese a questa parte, riesco a mantenere la calma. Devo ringraziare quelle carte logore se, oggi, non mi lascio prendere dalla disperazione, passando da un reparto a un altro, vedendo pazienti più giovani di me che respirano male quasi senza accorgersene e si ritrovano intubati, chiedendoci di non farli morire perché hanno figli piccoli, devo ringraziare la magia, se non vedo mio figlio da più di un mese e evito di pensare a quell’ultimo giorno che l’ho visto e che potrebbe davvero essere l’ultimo.

Si, non ringrazio l’idrossiclorochina, il remdesivir, il lopinavir, il ritonavir o il ruxolitinib. Io ringrazio la maga e il meraviglioso pensiero magico, ringrazio quella bambina che è in me e che non mi lascia mai. E quando mi sento persa rivedo quella scala e quella donna bizzarra con la ricrescita (che adesso non si nega a nessuno) che mi ripete “si, le carte sono chiare, tutto bene”.