Scivolare via

Non bisognerebbe scrivere quando si ĆØ tristi. Un po’ come non bisognerebbe andare a fare la spesa quando si ha fame. Si finisce per riempire il carrello di cose che fanno più male che bene, e che in condizioni normali non si sarebbero mai comprate. Anche se, non so cosa ĆØ peggio. Nel lungo, a volte noioso, inseguimento al mangiar sano, ti ritrovi a prendere tofu come fonte proteica — salvo poi maledirlo —, verdure che non hai nessuna voglia di cucinare, e cibi che, in fondo, lo sai che non sfamano.

Ma la mia tristezza oggi ĆØ sobria, quasi noiosa, di quelle che, per continuare il paragone, ti farebbero uscire dal supermercato con l’insalata giĆ  lavata, la mozzarella — ma non di bufala campana perchĆ© chissĆ  cosa c’è sotto —, il petto di pollo bio anche se sei vegetariana nell’animo, e magari una birra in offerta che nemmeno ti va.

Però, la mia tristezza, complice una simil-polmonitella che mi indebolisce decisamente e mi fa molto sentire la Principessa Sissi quando la spedivano al mare con la tisi, con l’unica differenza che ho una casa da buttar via e mi manca la servitù (cioĆØ non l’unica differenza… l altra ĆØ che al mare io ci sono giĆ , volendo un’altra piccola differenza la si può trovare nelle origini non nobiliari, le mie intendo…), beh dicevo, la mia tristezza oggi ĆØ un gran traguardo.

SƬ, perchĆ© un tempo io la tristezza non potevo nemmeno immaginarla. Quando la sentivo arrivare,sgusciavo via come un’anguilla che, tra le radici sommerse o nella melma di una pozza, scorge un’ombra sopra di sĆ© — e sparisce con la stessa velocitĆ  sorprendente.

E, esattamente come un’anguilla, non avevo bisogno di vedere la via di fuga: la sentivo, la intuivo, come se fosse disegnata nel fango. E mi ci infilavo, scomparendo tra le pieghe dell’acqua torbida.

D’altronde ĆØ cosƬ che l’anguilla si salva: da predatori, da reti, da mani curiose. La sua risposta al pericolo ĆØ non farsi prendere, non farsi capire, essere imprendibile.

Ed è così che io scivolavo sempre più giù.

Ma poi, misteriosamente (se vogliamo definire ā€œmisteriosamenteā€ anni di meditazione seduta su un cuscino al mattino con improbabili posizioni da guru, ore e ore e ore di ascolti su zen, vipassana, spiritualitĆ , amore, perdono, universo e molto altro), sƬ, beh insomma, in maniera inaspettata, ora dalla tristezza mi faccio finalmente attraversare. Se ne sta lƬ (o io me ne sto lƬ, non so) e questa nube scorre, o ci scorro. Ed ha un suo fascino. Non c’è vittimismo. Non c’è rabbia. Non c’è odio. Solo il sapore di qualcosa di acido, croccante e lievemente amaro.

E in fondo, si sa, per bilanciare l’anguilla occorre proprio questo.